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Busto Arsizio – Antonelli, il telefono amico

Antonelli il telefono amico

La risposta del sindaco alle critiche sul centro storico riporta il confronto sul piano personale. Ma una città non si amministra con una telefonata: servono programmazione, organizzazione, trasparenza e tempi certi.

Nel confronto sul centro storico resta una frase che merita di essere presa sul serio:
“Avrebbe potuto telefonarmi”. È una risposta che suona come disponibilità personale, ma che in realtà rivela un’impostazione amministrativa precisa. Se una critica pubblica viene riportata sul piano della telefonata privata, il problema non è più la via, la piazza o ilcommercio: diventa il metodo con cui si governa la città.

Un sindaco non è il centralino del Comune. Non gestisce un call center istituzionale dove ogni cittadino compone il numero giusto per ottenere spiegazioni sui lavori in corso. La città non può e non deve funzionare a chiamata diretta, come se bastasse una conversazione privata per risolvere o chiarire ciò che riguarda tutti.

Quando un commerciante solleva il tema dell’abbandono di una via pedonalizzata, non sta difendendo un orticello. Sta parlando di uno spazio collettivo. Ridurre la questione a un interesse personale significa spostare il confronto dal merito alla persona. La qualità urbana non è una faccenda privata.

In questo quadro, colpisce anche il richiamo implicito a Salvatore Loschiavo. Noi lo definiamo “Il suo incubo peggiore”! Il suo nome ricorre spesso nel dibattito cittadino, come se fosse un interlocutore costante, quasi un riferimento inevitabile. È un dato politico che racconta qualcosa che sta cambiando e che da molto fastidio.

Inoltre, dire che “fra un mese, massimo un mese e mezzo, partirà la pavimentazione in piazza Santa Maria e piazza San Giovanni” non è una risposta sufficiente se non viene accompagnato da un quadro completo. Qual è il progetto? Qual è l’importo dell’intervento? Con quali fondi è finanziato? Qual è il cronoprogramma ufficiale? Quando è prevista la conclusione? Sono informazioni che dovrebbero essere già pubbliche, non oggetto di spiegazioni individuali.

La trasparenza amministrativa non consiste nella disponibilità a raccontare al telefono cosa si sta pensando di fare. Consiste nel pubblicare atti, tempi, costi e responsabilità in modo che ogni cittadino possa verificarli. La differenza è sostanziale: la prima è una relazione personale, la seconda è un principio istituzionale.

Una città delle dimensioni di Busto Arsizio non può essere governata per contatti diretti. Ha bisogno di una macchina amministrativa che funzioni senza intermediazioni personali, con una programmazione chiara e comunicata per tempo. I cittadini non chiedono rassicurazioni confidenziali. Chiedono organizzazione, pianificazione, prevedibilità delle scelte.

Il telefono amico può essere un gesto di cortesia. Ma un’amministrazione non è un call center. È un’istituzione che deve funzionare anche quando nessuno chiama.

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